mercoledì 23 aprile 2008

Ieri, la mia giornata tipo

Alle volte rientro a casa e non capisco perchè ancora ci sono le tende appese ma da accorciare, le tazzine del caffè di 2 giorni fa ancora da lavare, il quadro, questo:





fermo così da agosto scorso (senza contare quello avevo promesso di fare ad una mia amica e che, neanche a dirlo, è ancora solo una promessa...) e cosette di questo tipo.


E' inevitabile.


Ma a forza di cercare di fare tutto qualcosa si deve sacrificare. No?


Ecco. Ieri per esempio. Tra una corsa ed uno sbadiglio la giornata è stata:


sveglia alle 5 - uscita di casa alle 5.30 - aereo alle 7.20


Ed in aeroporto mi accade un episodio simpatico... mentre passo i controlli (accidenti gli stivali con le fibbie...) suona inesorabile il bip del metal detector (ecco lo sapevo, le fibbie degli stivali).

"Signorina, permette?"

"Guardi che forse sono gli stivali..." ma niente, non serve.


La guardia di turno sta già controllando che non avessi addosso niente di esplosivo o di contundente mentre un altro mi controlla il pc passandoci sopra quello che mi sembra un batuffolo di cotone idrofilo (ho la faccia da malvivente? No ditelo che è perchè ho la faccia da malvivente... o forse è perchè in borsa ho anche un ombrello....)


Intanto il primo mi squadra perchè ha capito che il problema per che fa allarmare il predetto MD (=metal detector) sono proprio i miei stivali. E intanto annunciano il mio volo...


"Signorina si deve togliere gli stivali, vuole questi?"


E mi porge queste meravigliose babbucce in plastichetta azzurra che mi ricordano tanto i sacchettini della verdura del supermercato...


"Guardi mi hanno appena chiamato il volo, faccio senza"

Intanto mi ero già tolta gli stivali, mollati sul tapis roulant e ripassata senza allarmi sotto l'MD.


Si convincono che non sono una delinquente ma tutt'al più una che si è buttata giù dal letto controvoglia e mi fanno ricompattare riprendendo tutti gli effetti sparsi qua e là nelle vaschette di plastica (giacca, borsa, borsa del computer, computer, orologio, bracciale, orecchini e anello).


Riesco ad arrivare in pieno imbarco e via.


Poi la giornata è così proseguita:


riunione alle 10.30 – pausa pranzo alle 14 – riunione alle 14.30 - saluti alle 15.30 – raggiungere l'aeroporto – check-in con macchinette guaste e di nuovo lui... l'MD e biiiiiiiiiiip.


Certo, loro: gli stivali.


"Signorina, permette?" (ma certo, ormai... ) e poi, rivolgendosi al collega:

"Me le controlli queste scarpe?"


...



La giornata si è poi conclusa a mezzanotte dopo le due lezioni di tango ed un duplo che mi ha portato una ragazza che frequenta il mio corso e che mi dice:


"Te l'ho portato perchè io di solito a quest'ora sono a pezzi"


L'ho ringraziata. Per lei sarà stata una sciocchezza ma non ha idea di quanto mi sia sentita coccolata. Anche io di solito a quest'ora mi sento a pezzi e ieri più dl solito.


Ma perchè corriamo tutti così tanto?


Un duplo virtuale a tutti quelli che mi aiutano a capire...



^_^

martedì 15 aprile 2008

Una storia senza titolo. Seconda parte

Eccolaaaa.
Per tutti i curiosi e anche per me!
e buona lettura.

^_^



Appena entro mi avvolgono le note di quello che dovrebbe essere un tango.
Mi sento completamente immerso in queste note, anche se il volume non è troppo alto.


La pista è piena.

I ballerini sono vestiti nei modi più disparati. Le donne hanno dai jeans strappati alle gonne con lo spacco che lasciano intravedere delle sensualissime calze a rete ma tutte sembrano consapevoli di essere avvolte dall’aura della loro femminilità, abbandonate tra le braccia dell’uomo, con gli occhi socchiusi…

Cerco con gli occhi la protagonista dello strano incontro di cinque minuti fa. Eccola. Si è seduta ad un tavolo con le due amiche ed altre persone.

Tutte e tre sorridono agli altri due ragazzi dello stesso tavolo mentre sfilano con impazienza delle scarpe dai loro sacchetti neri e le indossano senza quasi distogliere lo sguardo dalla pista o dai loro interlocutori. Le mani sembrano conoscere ogni parte del sottile involucro che allacciano con gesti lenti e precisi.

Le note fermano la loro danza e l’atmosfera densa di emozioni si dissipa per qualche secondo. I protagonisti di ogni coppia si distaccano un poco e parlano brevemente mentre comincia un nuovo pezzo.

Pochi secondi.

Poi, come se avessero sentito un segnale impercettibile, riprendono all’unisono il loro viaggio, spostandosi poco sulla pista. Un’onda lenta che sinuosamente si infrange e si ritira. Le luci basse, l’odore della cera delle candele che si consumano che si mischia a quello di polvere dei divanetti in velluto.

Due delle ragazze già ballano mentre la ragazza dai lunghi capelli scuri è rimasta seduta... Ho deciso: provo a parlarle… tanto tutt’al più mi manda a quel paese e punto, finita lì.


Faccia tosta e mi dirigo al bar poi al suo tavolo.

“Mi chiamo Roberto, se accetti il daiquiri siamo pari e posso chiederti qualcosa sul tango, se ti va. E una cosa: sono una persona seria. Di solito.”

Un sorriso, inaspettato. Prende il cocktail e lo poggia sul tavolo, accanto agli altri bicchieri. “Grazie per il daiquiri ma avevamo già una bottiglia di vino al tavolo e preferisco non mischiare troppa roba. Ti rispondo solo se non ci stai provando… Che vuoi sapere sul tango?”

“Solo una domanda… è facile o difficile?”

“E’ facile e difficile”

“Sono abbastanza sobrio, ma non capisco. In che senso è tutte e due le cose?”

“Il tango ha delle regole che vanno rispettate, ha una tecnica che muove ogni passo ma allo stesso tempo l'una e le altre sono solo dei mezzi per dare la voce a parti di noi. Quelli che vedi non sono dei ruoli che ci cuciamo addosso, siamo solo noi stessi mentre balliamo”

“Credo di aver capito. Ho un’amica che balla, ma non mi ha mai convinto ad accompagnarla ad una serata. Entrare in un posto come questo e vedere le coppie che ballano … bè mi aspettavo qualcosa di diverso”

“Come... che so, donne con le rose tra i capelli o uomini che stringono rose tra i denti?”

“Forse…” e rido ad occhi bassi.

“Non sei l’unico, in genere è questo che si pensa del tango e di noi che lo balliamo. Ma è una cosa del tutto diversa.”

“Vero. Non ci sono rose tra i capelli e nessuno ne stringe tra i denti… ora mantengo la promessa, me ne vado in buon ordine ma ti ringrazio.”

“Di che?”

“Del sorriso”

“Solo perché ho visto che ti reggi in piedi da solo e riesci a mettere più di tre parole in fila… Comunque, ogni venerdì c’è milonga qui. E’ un bel posto e mettono bella musica. Basta venirci un po’ di volte, respirare quest’atmosfera per capire cosa ci spinge a trovarci qui, magari stanchi dopo una giornata di lavoro. E una cosa: mi chiamo Cecilia”

Una stretta di mano decisa. Appena mi alzo dal tavolo un uomo basso, sulla quarantina, le porge la mano ed insieme raggiungono il bordo della pista.

Poche parole, un sorriso.

Il braccio di Cecilia si adagia con dolcezza sulla spalla dell'uomo. Qualche istante, un passo laterale… ed anche loro si immergono nell’atmosfera fatta da luci basse, odore di candele e di polvere dei divanetti di velluto.

Quest'atmosfera me la sento ancora addosso quando riapro gli occhi seduto sul marciapiede in compagnia di un lampione solitario che mi guarda dall'alto in basso. L'unico modo di cui è capace.


la foto è tratta dal film "Milonga"

venerdì 11 aprile 2008

Una storia, senza titolo.

Un po' di tempo fa, presa da uno dei miei raptus, ho scritto questa "storia".

Me ne ero quasi scordata, l'ho ritrovata per caso facendo pulizia di files nel mio pc.

Me la sono riletta e mi è piaciuta. Quindi ho deciso di postarla. La divido in 2 puntate... troppo lunga per un solo post (e così mi gioco pure il jolly per il prossimo!!! ;D ).

Anche se al momento mi manca il titolo, la storia è coperta da copyright... !!!

Buon fine settimana a chiunque passi da qui!!!



L’ultimo daiquiri mi ha decisamente stordito.
Forse è per questo che all’uscita dal pub mi siedo sul marciapiede ad aspettare. Ad aspettare non so bene cosa... ma mi fermo lì.
Mi avevano detto che da quelle parti c’era una milonga, un posto tipo balera dove si balla solo il tango “a r g e n t i n o”, come tenne a scandirmi Nora, la mia coinquilina uruguayana.


tango argentino
Le due parole continuavano a rincorrersi nella mia testa. Si intrecciavano, si contorcevano, continuavano a rotolare per effetto dell’alcol. Probabilmente.

Chiudo gli occhi mentre appoggio la testa ad un lampione. Non mi era troppo familiare quella zona della città, non che avesse niente di strano o di malfamato... era solo fuori dai miei giri abituali, difficilmente andavo da quelle parti.

Ero entrato nel pub dopo aver girovagato un po’ per scaricare i nervi dopo la discussione avuta con Paula nel pomeriggio. Ma si può tenere il muso perché l’ho difesa dal regista che cerca continuamente di metterle le mani addosso? Lei cosa mi risponde? Che voglio rovinarle la carriera!
...ma quale carriera.


Ecco, finalmente riesco a distinguere meglio il mondo intorno a me, anche se ho il dubbio di avere stampato sulla faccia un sorrisetto ebete. Però, in effetti, la scena del pomeriggio era assurda a dir poco.

Finchè una voce di donna si rivolge a me con un “Va tutto bene?”. La guardo stranito, forse, perché lei mi ripete: “Scusa, va tutto bene?”.


E’ una ragazza alta, mora, con i capelli sciolti sulle spalle. Bella, direi. Con lei ci sono altre due ragazze che si scambiamo uno sguardo di intesa ed un sorrisetto di commiserazione (nei miei confronti, ovvio).

“Si... si, ho avuto un incontro a stomaco vuoto con un due o tre daiquiri. Il giusto coronamento di una giornataccia.”

“Se stai male chiamo qualcuno…”

Devo avere una faccia orrenda. Certo, conciato così per un paio di cocktail buttati giù per rabbia.


“No, ora chiamo un taxi. Ti ringrazio, anche se mi hai preso per un barbone”


“La prossima volta tiro dritto” E aggiunge, secca: ”ciao”


Idiota. Sono proprio un idiota e che altro? Inutile aggiungere niente. Diciamo che è colpa dell’alcol e che anche se volevo fare lo spiritoso la battuta è riuscita male.


La guardo allontanarsi. stretta nel cappotto nero corto mentre le amiche mi lanciano un ultimo sguardo con cui sembrano dirmi all’unisono “deficiente”.

Vabbè. Me lo sono meritato.


Non riesco a distogliere lo sguardo. Oltre alla borsa tutte e tre hanno un sacchetto di stoffa nero che pende dalle loro mani. Sobbalza ad ogni loro passo, come vivesse di vita propria e le seguisse, un bimbo che trotterella stretto a loro per mano.


Sarà stato l’alcol o la voglia di riscatto dalla brutta figura ma senza neanche pensarci, appena spariscono dietro l’angolo, mi metto a seguirle.


Una lunga scala in ferro, stretta, porta alla “Gardenia blu di Corinto” un grande loft privato che - leggo su un piccolo manifesto appeso - ospita vernissage, sfilate ed il venerdì la milonga! Ecco il posto di cui mi parlava Nora.


Un gorilla alla cassa mi informa che l’ingresso è 8 euro, consumazione esclusa, e con voce ferma ma gentile mi chiede “Che fa?”


E che faccio? Le tre ragazze devono essere qui, ormai entro spinto anche dalla curiosità di un mondo che mi è totalmente estraneo.


la foto è tratta dal film "Desire"

lunedì 7 aprile 2008

Botta e risposta

Quando cammino mi guardo sempre in giro.
Ci sono sempre dettagli, colori, abbinamenti curiosi o insoliti in giro per il mondo. O anche semplicemente... a portata di occhi.

Ringrazio il fatto di avere una fotocamera nel telefonino, perchè mi capita spesso di vedere qualcosa che valga la pena di una foto.

Come questa:




vale un master in scienze della comunicazione...


venerdì 28 marzo 2008

M come musicalizador (a)

Mettere musica è una cosa che adoro fare (è possibile che l'abbia già detto in qualche post precedente? naaaa) per cui, anche se sono donna di poche parole (in genere), se mi chiedono del tango parlo parlo parlo finchè lo sbadiglio dell'interlocutore mi avverte che forse (dico forse) è ora di smettere...
:D

Già un annetto fa era venuta una giornalista (Stefania Giuffrè) ad intervistarci per un articolo sulle scuole di tango della nostra città.

So solo che dovevano essere 5 minuti di intervista ed invece siamo rimaste a parlare per circa un'ora su tango e dintorni ma mi piace molto parlare con lei perchè ha una curiosità ed uno spirito di osservazione che vanno oltre l'interesse per il pezzo che deve scrivere.

La riprova un paio di settimane fa, quando è venuta durante una milonga per un nuovo articolo sul tango da pubblicare su questo sito.

L'articolo completo si può leggere qua, intanto riporto qui l'abstract dell'intervista che mi ha fatto definendomi "la prima donna a Palermo a ricoprire il ruolo della musicalizador"... miiiiiiiiiiiiii come mi piace questa cosa!!!

:)

"... Scegliere la musica per me e’ come essere in pista - racconta - e’ un’emozione in piu’.
Sapere che posso contribuire al dialogo fra due persone aumenta per me il fascino del tango nel quale c’e’ un linguaggio intimo che nessun altro ballo possiede. Il tango tira fuori elementi che ciascuno di noi ha ma magari ignora.
Quando scelgo un brano sento l’onda emotiva, vedo la gente sorridere e sono felice. Ogni milonga mi lascia dentro una sensazione bellissima, come al termine di ogni lezione perche’ sai di aver trasferito qualcosa agli altri”.
Quando parla della musica le brillano gli occhi: “ogni volta che ricevo un cd nuovo lo scarto con emozione, e’ come un mondo che mi si apre sotto gli occhi”. E mentre parla mi mostra le copertine con immagini di una volta, il viso di Fresedo, i ritratti dei principali compositori in bianco e nero. E sorride.
Alla fine di ogni milonga chiedo sempre: la musica vi e’ piaciuta? Siete stati bene? Perche’ per me e’ questa la cosa piu’ importante.... "


Cara Stefi, lo sai che articolo o no sono sempre pronta a far due chiacchiere su tango e dintorni vero???

giovedì 20 marzo 2008

Tango.. dovunque???

e vabbè che per ora il tango è "di moda" ma questo mi pare eccessivo...


in effetti l'eje (che in italiano si traduce con asse) è un concetto fondamentale della tecnica tanguera.

Ma non è esattamente questo l'asse a cui ci riferiamo... giuro!

:)

mercoledì 12 marzo 2008

Ohhhhhhhhhh Oggi vado di meme

eh si sono stata in silenzio per un pò, e allora recupero in una botta sola i post perduti.


Il primo meme.


Questo.


Che ho fatto grazie a quella donna solare di Claudia (alias Scorza d'arancia) che mi ha gentilmente invitata.



Prima devo scrivere le regole...


1 le regole del gioco copierai

7 dei tuoi segreti svelerai

7 felici vincenti individuerai

un messaggio per avvisarli invierai

a consultare il tuo blog li inviterai...


Pronti? viaaaaaaaaaa


1) Ogni tanto ascoltando musica mi faccio dei film. E' raro che mi capiti ma ogni tanto il mio cervello va da solo. Ad esempio mi è capitato con Tango Tres: fin dal primo ascolto che ho pensato che sarebbe perfetta come colonna sonora di qualche film italiano. Tipo un film diretto dalla Wertmuller!!

Non so perché ma ogni volta che la ascolto mi vedo un Giannini in impermeabile chiaro che sta seguendo qualcuno per strada (che so, una Melato...), abbassandosi un po’ tra le macchine, appiattendosi ai muri.. Poi sgrana gli occhi e sbircia da dietro un angolo di strada perché ha scoperto qualcosa.. Tipo una cosa così. Ma è assurdo perché proprio lo VEDO ogni volta che lo ascolto.


Sarò da ricovero?????


Ehm ehm.. Questo era un segreto fino a ieri nel senso che l'ho detto al quasi diretto interessato (ovvero la moglie del compositore) va bene lo stesso?


2) Sono pigra! Lo so non si direbbe perchè faccio (almeno questa è la mia percezione) 1000 cose contemporaneamente. Ma il punto è - e ne sono consapevole - che appena mi fermo cado in una sorta di catalessi e non mi smuovo più.


3) Mi piace un sacco guardare nelle case della gente. Da sempre, da quando mi posso ricordare. Dalla macchina, dal treno e ogni qual volta mi capiti... adoro sbirciare le finestre altrui. Non mi interessa vedere cosa stia facendo questo o quello, quello che mi piace è pensare che ci siano mondi diversi dentro ognuna di quelle finestre, e tutti colorati in modo diverso. Dall'azzurrino delle tv accese, alle tende arancioni che filtrano una luce calda, al freddo dei neon di una cucina o la signora che stende i panni, quella seduta che guarda la strada o le sagome che si intravedono nella loro quotidianità. Mondi a parte, ognuno reale ma immaginato. Quante storie... tutte a portata di mano ma lontane allo stesso tempo. Lo trovo affascinante.


4) Adoro esibirmi! Ecco l'ho detto. Quando salgo su un palco mi piace il fatto di essere al centro dell'attenzione ed io lì concentrata a cercare di dare il meglio.. è una spinta incredibile. Sarà per questo che ho scritto al Treno dei desideri? si si.. l'ho fatto. Ma non mi si sono filati per niente (e questo era il quinto segreto)


6) E' una cosa che non sopporto ma che non riesco ad evitare: sono una perfezionista al limite dell'ossessione. E mi dovrei dare una calmata perchè poi NON sopporto le cose fatte male e divento critica (ed insopportabile. Lo so).


7) Quando sono in aeroporto da sola me ne vado al mcdonald. Ecco e questo è l'ultimo segreto e lo so che attirerà le ire della sorella chef e di Lulita l'unica cui passo volentieri il testimone per questo bellissimo meme!


Unica perchè ormai penso che la blogosfera sia già stata coinvolta e sia passata a qualche altro meme...